La Cometa C/2025 Lemmon: il Drago Verde che ha squarciato il cielo di Sigillo
La Cometa C/2025 Lemmon: il Drago Verde che ha squarciato il cielo di Sigillo
Una caccia epica con il Dwarf 3 tra le montagne dell’Appennino umbroCari amici di Overnext,
a volte il cielo decide di farci un regalo che sembra uscito da un poema omerico.
È successo la notte del 4 novembre 2025, quando la cometa C/2025 L1 (Lemmon) ha raggiunto il suo picco di luminosità e ha trasformato il buio sopra Sigillo (PG) in un’arena di luce verde smeraldo.Questa non è una cometa qualunque.
Scoperta il 18 gennaio 2025 dai telescopi del Mount Lemmon Survey (Arizona), C/2025 L1 appartiene alla rarissima famiglia delle comete con orbita iperbolica (e > 1), ovvero oggetti che provengono dalle profondità della Nube di Oort e, dopo aver sfiorato il Sole, se ne andranno per sempre dallo Sistema Solare.
Al perielio (8 ottobre 2025) è passata a soli 0,42 UA dal Sole, scaldandosi fino a sprigionare una quantità impressionante di gas molecolari (C₂, CN, NH₂), responsabili di quella spettacolare chioma verde-acquamarina che l’ha resa visibile anche a occhio nudo dalle zone più buie (magnitudine stimata ~3,5-4 nei giorni migliori).
La notte magica di Sigillo – Campo di atterraggio dei deltaplaniChi conosce Sigillo sa che il prato dell’atterraggio sud dei deltaplani è uno dei pochi posti in Umbria dove il cielo è ancora veramente nero (Bortle 3-4). Nessun lampione, solo il fruscio del vento e il Monte Cucco che protegge da nord.
Ho scelto quella location perché la cometa, in quel periodo, tramontava all'orizzonte intorno alle 18:30, perfetta per essere inseguita senza troppi ostacoli.L’arsenale: Dwarf 3 + tecnica di acquisizionePer catturare un oggetto così esteso (la coda di polveri superava i 3° e la chioma ionica arrivava a quasi 5°) ho usato lo smart telescope Dwarflab Dwarf 3, un gioiellino che, nonostante il sensore piccolo (IMX678 da 1/1.8"), sa il fatto suo quando si tratta di oggetti diffusi.Parametri di scatto (sessione unica, 10 frame):
Si vede chiaramente:
Non tornerà mai più.
L’ho catturata con un telescopio da poco più di 1000 grammi, in una notte di novembre, da un prato dove di giorno volano i deltaplani e di notte volano draghi di luce.Questo è il motivo per cui facciamo astrofotografia: perché ogni tanto il cielo ci ricorda che siamo piccoli, ma che possiamo comunque afferrare l’infinito con un sensore minuscolo e tanta passione.Grazie Sigillo, grazie Dwarf 3, grazie Lemmon, Grazie Associazione Astronomica Umbra.
Il drago verde se n’è andato, ma la sua coda è ancora impressa nei miei pixel.Clear skies!
Overnext
a volte il cielo decide di farci un regalo che sembra uscito da un poema omerico.
È successo la notte del 4 novembre 2025, quando la cometa C/2025 L1 (Lemmon) ha raggiunto il suo picco di luminosità e ha trasformato il buio sopra Sigillo (PG) in un’arena di luce verde smeraldo.Questa non è una cometa qualunque.
Scoperta il 18 gennaio 2025 dai telescopi del Mount Lemmon Survey (Arizona), C/2025 L1 appartiene alla rarissima famiglia delle comete con orbita iperbolica (e > 1), ovvero oggetti che provengono dalle profondità della Nube di Oort e, dopo aver sfiorato il Sole, se ne andranno per sempre dallo Sistema Solare.
Al perielio (8 ottobre 2025) è passata a soli 0,42 UA dal Sole, scaldandosi fino a sprigionare una quantità impressionante di gas molecolari (C₂, CN, NH₂), responsabili di quella spettacolare chioma verde-acquamarina che l’ha resa visibile anche a occhio nudo dalle zone più buie (magnitudine stimata ~3,5-4 nei giorni migliori).
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| elaborazione SIRIL 1.4 |
La notte magica di Sigillo – Campo di atterraggio dei deltaplaniChi conosce Sigillo sa che il prato dell’atterraggio sud dei deltaplani è uno dei pochi posti in Umbria dove il cielo è ancora veramente nero (Bortle 3-4). Nessun lampione, solo il fruscio del vento e il Monte Cucco che protegge da nord.
Ho scelto quella location perché la cometa, in quel periodo, tramontava all'orizzonte intorno alle 18:30, perfetta per essere inseguita senza troppi ostacoli.L’arsenale: Dwarf 3 + tecnica di acquisizionePer catturare un oggetto così esteso (la coda di polveri superava i 3° e la chioma ionica arrivava a quasi 5°) ho usato lo smart telescope Dwarflab Dwarf 3, un gioiellino che, nonostante il sensore piccolo (IMX678 da 1/1.8"), sa il fatto suo quando si tratta di oggetti diffusi.Parametri di scatto (sessione unica, 10 frame):
- Esposizione: 15 secondi
- Gain: 60
- Filtro: Astro (dual-band 35 nm, ideale per bloccare il sodio e lasciare passare Hα + OIII)
- Temperatura: 10 °C
- Bin 1×1, formato FIT
- Preprocessing e Stacking cometario
DeepSkyStacker 6.1.0 beta 4 (sì, ancora lui, perché per lo stacking delle comete resta il Re).
Ho usato la modalità “Comet + Stars” creando due master separati:- Master Cometa (allineamento sul nucleo) → chioma e code nitidissime
- Master Stelle (allineamento classico) → sfondo stellare puntiforme
- Rimozione gradienti e AI denoise
GraXpert 3.1.0 rc2 con lo script “Gradient Removal + Background Neutralization”.
La cometa era bassa, c’era ancora un po’ di moonlight e l’inquinamento luminoso da Gubbio/Fossato: GraXpert ha fatto miracoli in 4 secondi netti. - Post-processing finale
Siril 1.4.0 rc2 con la seguente sequenza:- Background extraction (dynamic)
- Photometric Color Calibration
- Deconvoluzione leggera solo sul nucleo (Richardson-Lucy 5 iterazioni)
- Arcsinh stretch aggressivo per tirare fuori la coda ionica debole
- StarNet++ v2 per separare stelle e cometa, poi ricomposizione con aggiunta di un leggero halo verde intorno al falso nucleo
- Curva finale e saturazione selettiva del canale verde per enfatizzare il ciano tipico del C₂
Si vede chiaramente:
- Il falso nucleo compatto e stellare (magnitudine ~10)
- La chioma interna verdissima (diametro ~15’)
- La coda di ioni dritta e blu-azzurra che punta quasi perfettamente in direzione opposta al Sole
- La coda di polveri più larga, curva e giallastra che si estende per oltre 3°
- Un debole “disconnection event” nella coda ionica (tipico quando la cometa attraversa un settore del vento solare)
Non tornerà mai più.
L’ho catturata con un telescopio da poco più di 1000 grammi, in una notte di novembre, da un prato dove di giorno volano i deltaplani e di notte volano draghi di luce.Questo è il motivo per cui facciamo astrofotografia: perché ogni tanto il cielo ci ricorda che siamo piccoli, ma che possiamo comunque afferrare l’infinito con un sensore minuscolo e tanta passione.Grazie Sigillo, grazie Dwarf 3, grazie Lemmon, Grazie Associazione Astronomica Umbra.
Il drago verde se n’è andato, ma la sua coda è ancora impressa nei miei pixel.Clear skies!
Overnext











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